Posto a dominio di un vasto orizzonte, a 3Km dalla Sinnica, il territorio ha risorse ambientali eccezionali. Protetto dalla mole rocciosa del M. Alpi (1900 mt) custodisce la quiete ombrosa della Fagosa, il Malboschetto, regni di animali selvatici come il lupo. Numerose le fontanelle sugli itinerari montani, da Pianafiorita-Teduri, percorsi ideali per il trekking con panoramiche visioni su gole e burroni, antiche cave di marmo statuario. A valle sorgono abbondanti le sorgenti d'acqua sulfureo-magnesiache della Calda (23° C-conosciute sin dall'antichità per le proprietà curative) con moderno complesso termale.
Il fiume Sinni
Il fiume Sinni, nasce a quota 1380 metri, dalla Serra della Giumenta, sul versante orientale del monte Sirino-Papa, ha un corso di circa 101 Km, un bacino di circa 1303 Kmq, e una portata massima di 1100 mc., si versa nello Jonio a nord di Nova Siri. Il fiume Sinni attraversa con andamento ovest-est il terrotorio di Latronico per 12 Km dall'estremo angolo del bacino di Malboschetto fino all'imboccatura del torrente Fiumitello alla sua sinistra, e del vallone delle Mole alla sua destra. Esso costituisce un valido elemento per lo svago, la pesca e le escursioni. La varietà di ambienti che costituiscono il corso del fiume ci permette di dire - insieme al celebre filosofo greco, Eraclito - che "non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume". In alcuni tratti l'acqua scorre velocemente ed è popolata prevalentemente di trote; in altri il letto del fiume diventa ampio, la vegetazione cresce più rigogliosa. Camminando tra le spoglie verdi o sostando sui massi lungo il corso dell'acqua è possibile ammirare e imbattersi in specie animali rare (la lontra, l'airone).
Il monte Alpi
Il monte Alpi (alt. 1900 m.) è un imponente calcareo mesozoico.
Esso rappresenta una delle più spettacolari montagne dell'Appennino lucano in un contesto ambientale che ne esalta la bellezza: ad ovest il massiccio Sirino-Papa (alt. m 2005), a sud-ovest il Monte La Spina (1652 m.), a nord il Monte Raparo (1764 m.). la montagna culmina in tre vette: Santa Croce (1893 m.), Punta del Corvo (1880 m.) e Pizzo Falcone o Monte Alpi propriamente detto (1900 m.). il versante nord-occidentale presenta imponenti balzi di roccia, mentre i fianchi meridionali e orientali sono più dolci e coperti di faggete e cerrete. Il complesso montuoso dell'Alpi per le sue caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche è inserito nel perimetro del Parco nazionale del Pollino. La superficie terrotoriale del Monte Alpi è costituita da ecosistemi che non sono sostanzialmente alterati dalla presenza e dall'attività dell'uomo e che hanno conservato un carattere di natura incontaminata. Il più bello e importante ornamento del Monte Alpi è il Pino Loricato, vero e proprio monumento naturale botanico. La stazione di pini loricati di Monte Alpi risulta la più settentrionale d'Italia, essa, secondo una stima approssimativa che include anche le giovani piante, conta un migliaio di esemplari, a quote comprese tra i 1200 e i 1700 metri circa sulla sezione settentrionale dello strapiombo occidentale che si erge per quasi 500 metri dal Piede d'Alpi.
La Faggeta
Il bosco comunale di Latronico detto Malboschetto, ha una superficiedi circa 700 ha, con all'incirca 5 milioni e 600mila piante. Il bosco è ben strutturato con lo strato arboreo costituito esclusivamente da cerri alti fin quasi 30 metri. Costeggiando la strada (circa 1,5 km) che porta fin su alla "faosa", faggeta, si potranno raccogliere nelle stagioni adatte: fragole, funghi, more, essendone il bosco assai ricco. Il delizioso faggeto si presta molto quale area picnic e quale area di refrigerio alla calura estiva, essendone la volta, d'estate, così fitta, che solo qualche raggio di sole riesce a penetrare al suolo. Non poca meraviglia desterà l'armonioso rapporto che si crea tra questo ambiente e la sua natura, in chi, quasi in disparte, senza invaderla e sopraffarla, avidamente la osserva.
I centri urbani di Magnano e Mileo della frazione Agromonte
Sulla riva destra del fiume Sinni ad un altiduni di 650 metri s.l.m, si estende Agromonte, frazione del Comune di Latronico, divisa in due nuclei urbani: Magnano e Mileo. La sua posizione geografica (per una estensione di 12,50 Km.) è inserita ai confini tra Castelluccio Superiore, Castelluccio Inferiore, Episcopia, Viggianello, e Lauria Superiore. In età feudale Agromonte è ricotrdato in una bolla dell' Arcivescovo Alfano di Salerno, che nel 1079 l'aggregò alla diocesi di Policastro e secondo una tesi di Biagio Cappelli, era sede dell'importante monastero di San Giuliano, fondato da S. Luca di Armento. Divenuto feudo dei Chiaromonte, la Contea Chiaromontese nel periodo feudale aveva giurisdizione su un territorio vastissimo comprendente molti feudi, così elencati dall'abate De Lauro nella "Vita del Beato Giovanni da Caramola": Oppida Sinisii, S. Quirici, Nohae, Castrinovi, Turris Maris, Teana, Rubio, Trifagia, Lago Zerfoni, Agromonte. I Chiaromonte lo persero per poi recuperarlo con Carlo I D'Angiò dopo la sconfitta di Manfredi (1267/68). E' di questo periodo un altro documento riportato da Tommaso Pedio nella "Tassazione focatica in Basilicata dagli Angioini al XVIII secolo" dal quale Agromonte nei Cedolari Angioini del 1277, risulta tra le 148 Terre abitate del Giustizierato di Basilicata, tassata per 4 once, 10 tarì e 4 grani corrispondenti a 17 fuochi. Nello stesso periodo e nello stesso cedolario Latronico risulta tassato per 16 once, 17 tarì e 4 grani corrispondenti a 56 fuochi, con un andamento progressivo negli anni successivi. Agromonte passò per via matrimoniale dai chiaromonte ai Sanseverino che lo subinfeudarono alla famiglia Cotugno di Senise, e da questi passò poi al Marchese di Castelluccio. Con la soppressione della feudalità, Agromonte tornò a far parte del territorio di Chiaromonte, ma a causa della gravosità della contribuzione fondiaria, il decurionato di Chiaromonte, con delibera del 29 marzo 1828, chiese il distacco di questo territorio e la sua annessione al catasto di Latronico e Castelluccio. Nonostante il parere favorevole delle autorità la pratica si protrasse a lungo a causa di controversie per rettifiche di confini. Nell'agosto del 1853 gli abitanti di Agromonte inoltrarono una supplica al Direttore dell'Interno e Commissario Civile del Re Ferdinando II per ottenere la separazione da Chiaromonte; la pratica fu sollecitata nel 1857, in considerazione della distanza da quel Comune (circa 20 miglia) e dal fatto che il tenimento di Agromonte era abitato e coltivato da circa 900 coloni perpetui di Casetlluccio Superiore e 1000 di Latronico. Il consiglio di Intendenza di Basilicata il 4 novembre 1857, sentiti i funzionari finanziari e di giustizia, espresse parere favorevole alla richiesta, e il 22 novembre 1859 il ministero dell'Interno comunicava all'Intendente che la "Maestà del Re si era degnata con sovrana determinazione del 18 novembre 1859 disporre che l'ex feudo di Agromonte, a contare dal dì 1 gennaio 1860, fosse staccato dal Comune di Chiaromonte, aggregandosi la parte del tenimento situata sulla parte della sponda destra del fiume Sinni al comune di Castelluccio Superiore e la parte posta sulla riva sinistra al Comune di Latronico. Il Real decreto fu emesso a Portici da Francesco II. In quella occasione toccarono a Castelluccio Superiore 2169 tomoli in quanto abitato da 1000 coloni nati e domiciliati nel detto Comune. In seguito le sezioni assegnate a Casteluccio furono incoprpate nell'agro di Latronico col nome di Agromonte Mileo e Agromonte Magnano, era l'anno 1929.
Il territorio di Agormonte Magnano, di particolare interesse storico ed ambientale, sorge intorno alla chiesa di S. Antonio di Padova ed è caratterizzato da una architettura di tipo rurale. Caratteristici punti panoramici e lioghi di visita suggestivi sono i rioni Coniglio, Peluso, Scasci, Rasizzo, Spezza, Papaleo, Pomagresta, Tufo, Graffia, Battista, Perricchio.
Il nucleo di Agromonte Mileo, sorgeva dapprima intorno alla chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso, estendosi verso la contrada Mingarelli, poi abbandonata per la franosità del sito. Ebbe poi uno sviluppo tipologico lineare lungo l'asse vario principale, la S.P. 46. Gli edifici che presentano una forma tipologica singolare si sviluppano su due pianicon l'accesso diretto alla strada. Da visitare i rioni Lucarelli, Mulini, Preti.
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