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Le Terme
Storia delle Terme di latronico
La salubrità e gli effetti terapeutici delle acque termali di Latronico sono note fin dalla preistoria. Infatti gruppi umani si stabilirono nelle grotte ubicate nell’attuale frazione “Calda” e praticarono il culto delle acque salutari, come ci testimoniano i ritrovamenti archeologici, che hanno restituito depositi votivi legati a questa pratica.
Le prime testimonianze scritte relative alle acque termali risalgono al 1745, quando vengono citate dal Barone Giuseppe Antonini in un’opera che illustra un suo viaggio in Lucania.
Nella seconda metà del XVIII secolo Bonifacio De Luca, poeta latronichese, celebrò in una poesia le proprietà terapeutiche delle suddette acque.
Nel 1795 è D. Francesco Sacco nell’opera “Dizionario geografico- istorico- fisico del Regno di Napoli” a citare le “acque salutari” e le loro proprietà terapeutiche; qualche anno dopo Alfano M. Giuseppe, in “Istorica descrizione del Regno di Napoli”, scrive sul medesimo argomento. Nel 1824 Giuseppe Del Re, nel “Calendario per l’anno bisestile 1824 scrive delle “acque minerali che scaturiscono nel luogo detto La Calda”; nel 1830 Nicola Maria Laudisio, Vescovo della Diocesi di Policastro, nella sua “Sinossi storica-cronologica erudita della diocesi”, parla delle virtù terapeutiche delle sorgenti di acque minerali ubicate nel territorio di Latronico.
Nel 1842 negli “Annali Civili del Regno delle due Sicilie”, nell’ambito della descrizione delle acque minerali e termali del Regno, tra quelle che di trovano nella provincia di Basilicata (precisamente nel distretto di Lagonegro), si trovano anche quelle di Latronico. Nel 1852 un altro cittadino di Latronico, Gaetano Arcieri, nella “Monografia storico-statistica di Latronico”, conduce una minuziosa e dettagliata analisi e delle acque nelle loro componenti chimiche e del loro sfruttamento.
Nell’Aprile del 1877 il Consiglio Comunale con una Delibera metteva ai voti la costruzione di uno “stabilimento balneario”. Le indicazioni per la costruzione dello stabilimento idroterapico e delle vasche furono date dal Professor Raffaele Maturi, nato a Latronico nel 1832, docente alla Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli, dove si occupava soprattutto di Idrologia. Nulla fu fatto, ma le proprietà salutari di quelle acque continuarono ad essere oggetto di citazioni, studi e proposte: nel 1881 è il dottor Antonio Vitale di Teana a scriverne nell’opera “Monografia sul circondario di Lagonegro; nel 1891 fu dedicata un’intera opera alle sorgenti termali da Michele Lacava, medico che aveva usufruito delle cure: “I Bagni di Latronico”. Lo stesso Lacava, in qualità di Consigliere della Provincia, pronunciò un discorso in Consiglio in cui chiese al Governo di mandare esperti affinché le acque fossero analizzate. La sua richiesta venne esaudita e nel 1890 per la prima volta le acque furono analizzate e le loro qualità terapeutiche confermate, ma ciò nonostante, nessuno, né Enti Pubblici, né tantomeno i privati, fu così lungimirante da saper cogliere una tale opportunità di sviluppo che arginasse la miseria ed il fenomeno dell’emigrazione che dilagava fra la popolazione di fine XIX secolo.
Negli anni del primo dopoguerra alcuni privati diedero inizio allo sfruttamento più oculato delle acque di Calda; due piccoli stabilimenti, di proprietà di Nubile Francesco e di Maturo Giuseppe garantivano bagni caldi e temperati; era garantita anche l’assistenza sanitaria da parte del dottor Gaetano Messuti. In quegli anni fu tale l’affluenza dei “bagnanti” che nel 1928 i due stessi proprietari dei piccoli stabilimenti sopra menzionati, insieme a Matinata Vincenzo e Ponzo Felice, costituiscono una società con lo scopo di realizzare uno stabilimento termale con strutture ed attrezzature all’avanguardia per l’epoca. Il progetto fu affidato al prof. Ing. Guido Nebbia del politecnico di Napoli e la struttura circondata da un grazioso giardino, insieme alla qualità del luogo, divenne anche un punto di svago e riposo. La stazione balneare divenne punto di riferimento per molti paesi della Basilicata, ed attorno ad essa si sviluppò un notevole centro commerciale: macellerie, negozi alimentari, pasticcerie, strutture ricettive, seppur modeste, costituite da locande e da abitazioni offerte in fitto dagli abitanti della contrada.
Fino al 1934 i Bagni di Latronico ebbero un periodo di notevole fulgore, da quel momento persero man mano importanza fino a cadere in disuso nel 1938 per riprendere poi parzialmente l’attività nel secondo dopoguerra fino alla fine degli anni ’50, quando furono totalmente abbandonate.
Da quel momento la questione “terme di Calda” è stata costantemente affrontata da parte di tutte le Amministrazioni Comunali avvicendatesi e da parte delle Amministrazioni Regionali. Nel 1980, dopo l’elaborazione di un progetto per un nuovo stabilimento termale che comprendesse anche un centro di riabilitazione motoria ed un centro sportivo, iniziarono i lavori di costruzione, in un sito diverso da quello dove era ubicato lo stabilimento precedente, del grande Centro Termale.
Alla fine degli anni ’80 la struttura è praticamente terminata (almeno il centro termale), ma vicissitudini burocratiche ne impediscono la messa in funzione; i cittadini di Latronico, che nelle Terme e nelle strutture ad esse connesse vedono un’ottima opportunità di sviluppo per l’intera comunità locale, vedono allontanarsi sempre di più il sogno. Finalmente il 1° Agosto 1993, viene inaugurato il Centro, che comincia parzialmente la propria attività, richiamando utenza e dal circondario, e da altre parti della Regione, e da località “extra regionem”.
Il vecchio stabilimento, ristrutturato grazie a fondi dell'Unione Europea, diventerà Museo del Termalismo, a testimonianza dell'intraprendenza di concittadini pur in un periodo storicamente difficile come fu quello degli anni '20 e '30 del secolo scorso, e , non ultimo, delle virtù terapeutiche che queste sorgenti presentano, conosciute fin dai primordi della storia dell'uomo.
Il Museo sarà destinato anche alla valorizzazione turistico-culturale di un territorio in cui le terme, le risorse demoetnoantropologiche, naturalistiche, archeologiche, paleontologiche e paesaggistiche costituiscono rilevante valore e grande richiamo. Pertanto, i locali del vecchio stabilimento termale ristrutturati ospiteranno anche il Museo delle arti, dei mestieri e della civiltà contadina, per esporre materiali e documenti relativi alla storia, alla cultura materiale, all'economia tradizionale, agli aspetti religiosi di una popolazione partendo dalle terme, che costituiranno punto di partenza cronologico ed elemento di base per la rappresentazione della vita quotidiana.
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