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La Cucina

L'evoluzione della cultura e, di conseguenza, della cucina latronichese, è avvenuta in seguito alla reperibilità di materie prime ed alle dominazioni subite, che hanno influenzato gli usi ed i costumi.
Fino al secondo dopoguerra, cibi e cucina erano gli stessi per tutto l'anno, in prevalenza pane e vegetali: pomodori, cipolle, verdure, polenta, legumi freschi o secchi, peperoni e patate. Di tanto in tanto sulla tavola comparivano frutta secca, funghi, lumache, uccelletti vari; maccheroni con il sugo o pasta fatta in casa erano cibi esclusivi della domenica o dei giorni festivi.
La carne era un lusso; veniva consumata dai malati, in occasione delle feste solenni o quando un animale moriva. I cibi derivati dalla lavorazione del maiale erano una preziosa scorta che doveva durare per tutto l'anno. I primi piatti erano costituiti da minestre di verdure o di legumi, la polenta, la zuppa di pane (acqua sala), la pasta fatta in casa in forme e varietà che ancora oggi sono in uso.
In occasione del 1° Maggio si preparava a'rrappaiona, piatto che prevedeva tutte le tipologie di legumi cotte e gustate insieme, legumi le cui scorte sono ormai agli sgoccioli, per cui le dispense vengono svuotate in attesa di riempirle con il nuovo raccolto. In occasione della festa dell'Ascensione si preparavano i'tagliulini 'ccu latte, pasta fatta in casa e bollita nel latte (che i bambini raccoglievano con una richiesta "porta a porta"), finchè quest'ultimo diventi una crema e raffreddandosi si rapprenda. I secondi piatti erano costituiti da: gliummarieddi (interiora di lattante avvolte intorno a frattaglie), a' pasturale (carne di pecora cucinata con aromi), verdure ed ortaggi vari, anche selvatici (per esempio le radici del cerfoglio selvatico, o rarichi 'i carcandrici), uova, funghi, latticini, e, raramente, carne di gallina o coniglio. Il dolce compariva raramente in tavola ed era sempre di semplice preparazione: gnocchi di pastafrolla (cannariculi), frittelle di pasta di pane (graspedde), pane di Pasqua (pucciddati), pasta frolla ripiena di sangue di maiale misto ad altri ingredienti e rappreso (pitta 'i sangunacciu).
Oggi, nonostante l'abbondanza di prodotti, i sapori e gli aromi vengono miscelati in maniera molto semplice, ottenendo comunque prodotti dal sapore inconfondibile. Il consumo di carne d'agnello si protrae per tutto l'anno, la pecora e la capra sono state sostituite dai bovini. Immutato il consumo della carne di maiale.
La possibilità di reperire prodotti genuini della terra, consente di degustare piatti realizzati secondo antiche ricette che offrono un cibo semplice e di squisita fattura.
La cucina tradizionale presenta tipici piatti fatti di pasta casereccia lavorata nei modi più vari:

i rasc'catieddi (piccoli gnocchi di semola);

i maccaruni ccù firrettu (fusilli);

i tappareddi(i) (lasagne corte di forma romboidale);

i filatiedd(i) (spaghettoni di semola);

i sagnatedd(e) (lasagne larghe un dito);

i tagliulini (che si accmpagnano quasi esclusivamente al brodo e ai fagioli);

i ricchiitedd(i) (le orecchiette).

A questa pasta, condita con abbondante formaggio pecorino e ottimo sugo di carne, i più aggiungono del peperoncino.

I secondi piatti, tutti squisiti sono rappresentati da:

i gliummarieddi (le budelline dell'agnello avvolte a gomitolo);

la pastorale (carne di pecora cucinata alla moda dai pastori lucani);

tutta la serie degli insaccati, come la salsiccia, il salsiccione, la soppressata, i saporiti prosciutti, i capicolli;

i latticini, soprattutto formaggio pecorino, caprino e la ricotta;

i funghi (porcini, ovoli, gallinacci) di cui il territorio è ricco.