Religiosità
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Parlare di Latronico, per tanti versi, è parlare di sant'Egidio e dal 1709 della sua "manna". Non sono il primo ad affermarlo e non sarò certamente l'ultimo. Esiste da sempre, ma forse è esagerato dire da sempre, un grande culto di devozione verso questo Santo che meraviglia chiunque si imbatte in un latronichese, sia in paese che fuori dal piccolo ambiente cittadino vero e proprio. Nonostante varie linee di tendenze storiche, non sappiamo con certezza come il culto di devozione verso questo Santo si sia diffuso, affermato, abbia avuto inizio, da chi sia stato incoraggiato e sostenuto in Latronico. Sant'Egidio è un santo vissuto tra il 640 ed il 720. Verso i trent'anni (670) si ritira in eremitaggio alle foci del Rodano a conclusione di un avventuroso viaggio di fortuna dalla sua Grecia verso la allora Gallia. Gli agiografi ne tracciano un profilo simile per tanti versi a quello di altri cristiani che, magari provenendo da famiglie nobili o semplicemente più ricche della media, ad un certo punto della loro vita, forti della Verità evangelica (cfr Mc 10, 17-30), lasciano la loro casa , rinunciano alle loro ricchezze immediate o future, si abbandonano in un discorso di alta mistica ed ascesi che gradualmente li pone alla attenzione dei loro contemporanei sia per l'autenticità di vita che per i "miracoli" di cui essi divengono "facitori". Non so se è un puro caso ma come per il ministero pubblico di Gesù Cristo così per Egidio, i primi trent'anni, o buona parte di essi, vengono ad essere vissuti nell'anonimato. (cfr. Lc 3,23.) Eccezion fatta per la probabile composizione dell'opera " De pulsibus et venis" che forse poté far parlare di lui nel mondo dotto o istruito della città di Atene e, due significativi incontri il primo con il vescovo di Arles, Cesario, il secondo con un grande eremita certo Veredomio, che in seguito diverrà vescovo di Avignone, in una data che dovrebbe essere antecedente al 670. E' proprio successivamente a questi due incontri che il giovane Egidio decide di ritirasi alle foci del Rodano in eremitaggio. Per circa tre anni il giovane Egidio, che così si avviava gradualmente ad una piena maturità di vita cristiana, vive in atteggiamento di contemplazione e di meditazione e nel 673 accade l'episodio che segna l'inizio della sua vita più pubblica. Sempre gli agiografi narrano che in una famosa battuta di caccia al cervo, Flavio Wampa ed il vescovo di Nimes si imbattono in quest'eremita per un semplice puro e banalissimo incidente di caccia. Siamo nel 673 probabilmente a cavallo tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, i cani del re Wampa e del Vescovo di Nimes inseguono, in una battuta di caccia, fin dentro una spelonca, una cerva, Una freccia probabilmente di uno dei due illustri cacciatori, o di altri del loro seguito non colpisce il bersaglio desiderato ma ferisce ad un piede o ad una mano l'eremita Egidio. Ho sempre provato ad immaginare il senso di colpa dei protagonisti di quella battuta di caccia, la sorpresa nel trovarsi di fronte non tanto ad una cerva ferita a morte, quanto ad un uomo nel pieno della vitalità e della ascesi contemplativa, ferito. Proprio questo senso di colpa che nessuno altri non hanno provato a descrivere, e che io stesso cerco solamente di immaginare, senza entrare in considerazioni di natura psicologica che non mi competono, avrà fatto sorgere nel Re Wampa il desiderio di dover in qualche modo pagare per appagare. Così gli agiografi approfittano di questo incidente di caccia per aprire il capitolo dei buoni rapporti che da quel momenti si instaurano tra i personaggi in questione: Egidio, il re Wampa, il Vescovo di Nimes. L'anno dopo , e siamo nel 674, vengono fondati dall'eremita Egidio, su elargizione economica del re, un Monastero e due chiese di cui una dedicata a san Pietro e agli altri Apostoli, e l'altra a San Privato Martire. Inizia , probabilmente per Egidio anche il periodo di maggiore riflessione circa la sua particolare risposta ad una vocazione. Seppur non esistevano ancora i seminari ,così come li troviamo oggi nella loro organizzata configurazione relativa agli studi ed alla formazione spirituale, certamente Egidio sarà stato aiutato dal Vescovo di Nimes, a discernere meglio la sua risposta alla Chiamata fino ad approdare al Sacerdozio Ministeriale. Non abbiamo certezza della data in cui Egidio viene Ordinato sacerdote, probabilmente tra il 674 ed il 684. Certo è però che egli ricevette l'ordine sacro, visto che in avanti lo si troverà impegnato durante una sua celebrazione della Santa Messa a chiedere perdono per un particolare e gravissimo peccato del Re, che alcuni identificano con Carlo Martello, di cui in appresso. Nel 684/685 si registra un suo viaggio verso Roma per recarsi a pregare sulla tomba degli Apostoli e ricevere dal papa Benedetto II, alcuni privilegi per le chiese ed il monastero da lui fondati. Cosa questa che il Pontefice, concede svincolando Egidio da ogni riferimento giurisdizionale e di governo del Vescovo locale. Alcuni agiografi parlano di un incontro tra l'Abate Egidio ed il re Carlo Martello collocando tale incontro tra il 714 ed il 715. Da questo incontro scaturisce la richiesta da parte del Re, in confessione, del perdono di un suo gravissimo peccato, di cui l'Abate Egidio avverte tutta la pienezza del pentimento. Durante una Celebrazione Eucaristica è lo stesso Abate Egidio a chiedere a Dio perdono per conto del re, ed a ricevere miracolosamente il segno dell'avvenuto perdono da parte di Dio. L'arrivo dei Mori, i saraceni, i musulmani in quella parte della Francia nei pressi del Rodano provoca certamente amarezza tra i cristiani che , diversamente da oggi, subito temono il peggio. Ed il peggio non tarda ad arrivare. Arriva puntualmente con la distruzione o comunque con il danneggiamento grave delle due chiese dedicate a san Privato martire e a San Pietro e ai santi Apostoli. Le chiese poi col tempo verranno riedificate, forse con maggiore e rinnovato splendore, almeno così spesso accadeva e per fortuna a volte ancora oggi accade, ma si narra che l'Abate Egidio, per molti già in concetto di santità, ne predisse la nuova distruzione che avvenne di li a poco. La vita di questo Abate che aveva scelto lo stile della Regola di san Benedetto si arricchisce di una serie di episodi miracolosi. Si conclude con la sua nascita al cielo, il 1 settembre dell'anno 720, domenica, alla allora veneranda età di ottant'anni.
Luca A. Conte - docente di Religione nelle Scuole Medie Superiori
Egidio
Abate O.S.B.
nato : VII secolo ad Atene (?), Grecia
morto : 1 settembre 720 a Saint-Gilles (Francia)
Patrono della Carinzia e della Stiria; di Norimberga, Osnabruck, Braunscweig, Tolosa, Graz ed Edimburgo; dei cacciatori, pastori, mercanti di cavalli, dei naufraghi, dei tiratori con l'arco, dei mendicanti, dei lebbrosi; delle madri che allattano, contro le malattie mentali, contro l'infermità di uomini ed animali, contro la siccità, gli incendi, e i temporali; per una buona confessione; in caso di abbandono; santo ausiliatore. La chiesa di Saint Gilles, nella cittadina omonima ai margini della Camargue, pochi chilometri a ovest di Arles, è una delle chiese più interessanti di tutta la Francia. Questa località oggigiorno un po' sonnolenta merita una visita non soltanto per la straordinaria facciata romanica della sua abbazia, ma soprattutto per i ricordi che ad essa sono legati. Si sarebbe tentati di iniziare la storia dell'eremita Egidio come una fiaba: c'era una volta un pellegrino che giunse dalla lontana Atene nella valle del Rodano e scelse un posticino immerso nel fitto bosco, nei pressi di Arles, per vivervi da eremita. Quest'uomo si chiamava Egidio. Secondo la leggenda, alla grotta in cui viveva Egidio si avvicinava ogni giorno una cerva, che lo nutriva col suo latte. Un giorno i cacciatori del re provarono ad abbattere l'animale, ma una forza invisibile impedì loro anche solo di avvicinarglisi. La cosa si ripeté per parecchi giorni finché il re non decise di partecipare egli stesso alla caccia. La cerva si rifugio nella grotta di Egidio e si coricò ai suoi piedi. Il re scagliò una freccia alla cieca nell'apertura della caverna completamente ostruita dai cespugli. Entrò per vedere se l'avesse colpita: trovò Egidio sanguinante e la cerva illesa, piegata su di lui. Il sovrano causa di questa sventura offrì a Egidio assistenza medica e denaro; ma Egidio rifiutò. Pregò il re di una cosa soltanto: di far costruire in quelle lande solitarie un monastero. Il re ben felice di poter rimediare al male commesso, esaudì il desiderio di Egidio. Così in Provenza, intorno al 680, nacque il monastero di Saint-Gilles , che presto fu abitato da una considerevole quantità di pii monaci. Egidio ne fu il primo Abate: resse il monastero fino al 1 settembre 720, giorno in cui spirò serenamente. Le sue spoglie trovarono sepoltura nella chiesa del Monastero. Nel medioevo la tomba dell'eremita che si può visitare ancora oggi era meta di frequenti pellegrinaggi. Saint-Gilles era una tappa del viaggio che i pellegrini compivano per recarsi a Santiago de Compostela, nella Spagna nord-occidentale, e costituiva quindi un punto di raccolta per centinaia di migliaia di pellegrini.
Reliquie:
Le reliquie di Egidio, annoverato tra i quattordici santi ausiliatori, sono oggi custodite in massima parte nella Basilica di Saint-Sernin a Tolosa, la più grande costruzione romanica di tutta la Francia.
Culto:
A Egidio fu tributata una venerazione straordinaria soprattutto durante il medioevo, non soltanto in Francia ma anche nell'area germanofona. Questo culto è testimoniato ancora oggi da numerosi toponimi come Gillenberg, Gillersheim, Gilden, Gillersdorf, St.Gilgen, Ilgesheim o St. Agyd. In molte di queste località esistevano, in particolare nel medioevo, celebri santuari, che attraevano migliaia di fedeli. In alcune di esse i santuari esistono ancora e sono frequentati in particolare dai cacciatori. Uno di questi e Schildthurn, nella diocesi bavarese di Passau. Alcuni contadini, il giorno di sant'Egidio, mescolano al mangime dei loro animali semi di finocchio benedetti. Durante le epidemie di peste i fedeli invocavano la protezione di sant'Egidio: gli si chiedeva la protezione personale dalla malattia e la fine della epidemia. Il calendario liturgico riformato nel 1969 non contempla più il culto del santo.
Iconografia:
Egidio è raffigurato come eremita in una caverna, perlopiù accanto a una cerva; spesso una freccia gli trafigge il petto e qualche volta anche la cerva è stata colpita da una freccia. Egidio indossa quasi sempre l'abito benedettino e alcune illustrazioni lo presentano con gli attributi tipici degli Abati (libro, pastorale) Una delle sue rappresentazioni più antiche si trova nella cripta di san Clemente a Roma, si tratta di un affresco dell'XI secolo. Una statua d'altare oggi esposta al museo di Wallraf-Richartz a Colonia, ritrae l'eremita con libro, e freccia che gli trafigge il petto, accanto alla cerva.
Da "Santi e patroni nel corso dell'anno"
di Vera Schauber e Hans Michael Schindler
Libreria Editrice Vaticana
Pagg. 453/454
dalla Biblioteca Sanctorum
Il centro del culto di S. Egidio è stata una abbazia della regione di Nimes , dove si mostrava la sua tomba, che pareva rimontare all'epoca merovincia, ma la cui iscrizione è del secolo X. Non è stato possibile determinare l'epoca nella quale il santo visse . Alcuni lo hanno identificato con l'abate Egidio che s. Cesario di Arles inviò a Roma al tempo di papa Simmaco (m.511); altre fonti lo fanno vivere al tempo del re goto Wamba, che esercitò la sua attività nel paese verso il 673, altri ancora lo ritardano fino al secolo VIII, ponendo la morte nel 740 o entro il 720/725. La sua vita composta nel secolo X è un tessuto di prodigi, allacciati a una cronologia fantastica. L'episodio più popolare è quello della cerva data al santo da Dio per fornirlo di latte: inseguita in caccia dal re fu il santo a ricevere la freccia tirata dal re , che divenne da allora amico del pio solitario , gli fece omaggio del territorio e gli costruì abbazia. Nella regione lo si invoca per essere liberati dal delirio della febbre , dalla paura, e anche dalla follia; egli divenne altresì uno dei santi Ausiliatori. In Occidente, le sue reliquie si trovano soprattutto in Francia,, in Belgio, in Germania. La principale porzione del suo corpo si trova a Saint Sermin di Tolosa. Numerosissime chiese gli sono state dedicate : nel secolo XIII a Parigi, a Bourg-la Reine, a Thias in diocesi di Parigi. In quest'ultima città, anzi, già nel secolo XII gli era stato consacrato un altare. Egli talvolta è associato a san Lupo vescovo di Sen , iscritto nel Martirologio Romano lo stesso giorno il 1 settembre. Nella cattedrale di Chartres due vetrate e una scultura sul portale sud rappresentano la leggenda di s. Egidio che celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno non osava confessare a nessuno. Ad Aachen (Aix-La-Chapelle) la casa del grande imperatore, fabbricata tra il 1165 e il 1215, è ornata con lo stesso soggetto. In Francia una quindicina di comuni, in Belgio un quartiere di Bruxelles portano il nome di s. Egidio.
( nota riportata nel ciclostilato della Novena, fatto dal parroco sac. Guido Barbella, anno 1991, in uso provvisorio)
Situazione relativa alle reliquie del santo Abate Egidio:
(secondo Bonifacio DE LUCA , scrittore e poeta latronichese 1757)
- dalla Francia sparse un po' in tutta l'Europa ed in particolare in Gran Bretagna soprattutto ad Edimburgo, capitale della Scozia;
- la regina Maria, reggente di Scozia, sottrae le reliquie del santo all'ira dei protestanti e le rimanda in Francia;
- gli Angioini ne trasportano buona parte in Italia, nel Regno di Napoli, e vi diffondono il culto di devozione;
- parte di queste reliquie si troverebbero sotto l'altare del santo, a Latronico con la semplice iscrizione "RS" cioè "reliquiae sancti".
(secondo Gaetano ARCIERI, Giureconsulto, 1853)
- mons. Vecchioni, vescovo di Anglona-Tursi, il 28 agosto 1801 dichiarava autentica la parte di reliquia distaccata da quella custodita dal rev.do Pasquale Tuzio di Chiaromonte, e ne faceva dono alla chiesa di Latronico;
(secondo Francesco Maria DE SARLO, sacerdote secolare e scrittore, 1925)
- in seguito alla distruzione delle chiese da lui fondate, il corpo del Santo viene trasferito a Tolosa nella chiesa di san Saturnino;
- il capo si troverebbe a Colonia;
- alcuni Gesuiti ne portarono parte a Lisbona;
- i Cistercensi portano un dito ad Anversa;
- altre reliquie si troverebbero a Bologna nella chiesa dei santi Stefano ed Ignazio;
- a Roma nella chiesa di sant ' Agata
(secondo la testata nazionale/locale "Echi di vita parrocchiale" 1963/1966)
- Il 23 settembre 1963 l'Arcivescovo di Tolosa, Gabriel Maria GARRONNE, con sua missiva, comunicava all'Arciprete di Latronico di aver provveduto a riconoscere parte della reliquia prelevata dal reliquiario di Tolosa , come reliquia di S. Egidio. L'avrebbe inviata a Latronico tramite un Prelato di Sua santità, mons. Masiello.
- Il 31 agosto 1966 il vescovo di Policastro Bussentino, mons. Federico Pezzullo, colloca definitivamente la reliquia di cui sopra, nell'apposito reliquiario apponendovi il sigillo Vescovile.
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