| Scopri Latronico |
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| Alt. s.l.m. : | 883 m; |
| Superficie: | 75,98; kmq |
| C.A.P.: | 85043; |
| Pref. Tel.: | 0973. |
| Provincia: | Potenza. |
| Regione: | Basilicata. |
| Fiere: | Fiera di
S. Vito, 15 giugno. Fiera della Madonna delle Grazie, 2 luglio. Fiera di
Sant'Egidio, 31 agosto e 1 settembre. Fiera della Madonna di Pompei, 25 settembre. |
| Mercati: | mercato
mensile ogni 1° venerdì del mese a Latronico centro ; ogni 3°
venerdì del mese alla Frazione Agromonte. |
Serrato
tra i monti che gli conferiscono un senso di orgogliosa sicurezza, sulla
sinistra del fiume Sinni e sulla cresta di un colle che, nel punto più
alto, raggiunge l'altezza di 883 m s.l.m.,
sorge LATRONICO, il paese che introduce alla Valle del Sinni e il cui
nome deriverebbe da due parole greche col significato di "luogo
nascosto". |
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| Incerte
sono le origini ed ancora più incerte sono le date di fondazione
e dell'ubicazione nel sito attuale del paese. E' certo che esistesse
un insediamento di una comunità di origine enotria nella località
che oggi viene chiamata Colle dei Greci. Tale insediamento ha trovato
conferma nei ritrovamenti archeologici fatti sul Colle, ma gli insediamenti
umani nell'attuale territorio di Latronico risalgono addirittura al
Mesolitico (8000 a.C. circa). Ancora
piene di ombre sono le vicende storiche di Latronico e del suo popolo
dal secolo III a.C. al secolo XI d.C., allorché nel 1063, per
la prima volta, compare in un documento, il Syllabus Graecarum Membranarum,
il nome di Latronico. Da allora, per memoria orale o scritta, il paese
si è sempre chiamato così.Intorno
al X secolo, in queste zone arrivarono comunità di monaci orientali,
i Basiliani, che ebbero grande influenza sulla vita sociale e religiosa
del territorio. |
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Forse,
per la presenza pressoché continua nei secoli di comunità
religiose, è diventata proverbiale la religiosità del popolo
latronichese. Il paese fu anticamente posto sotto la protezione di San
Nicola. Dal 1570 patrono di Latronico è Sant'Egidio (foto S.Egidio),
santo greco, vissuto in Francia da eremita e i cui miracoli erano noti
già in vita. Come il culto del Santo sia stato introdotto a Latronico
resta un mistero. Certo è che difficilmente un popolo è
legato al suo protettore più di quanto i Latronichesi lo siano
a Sant'Egidio. Il Santo, con il miracolo della Manna, che dal 1709 avviene
in uno o più dei venerdì di marzo, è una presenza
costante, tangibile nella storia, nel costume e nella vita di Latronico
e dei suoi abitanti. Anche le tracce di arte nel paese sono quasi esclusivamente
legate a Lui, come: la statua di alabastro di Latronico - scolpita nel
1570 da un seguace di Giovanni di Nola -; il reliquario d'oro a forma
d'ostensorio con frammenti dell'osso del braccio del Santo - portati a
Latronico dall'Arcivescovo di Tolosa nel 1963 -; la statua d'argento,
a mezzo busto, di Sant'Egidio benedicente, risalente al 1892 e una croce
astile del '600. |
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Nel
1799 anche a Latronico fu innalzato "l'albero della libertà",
simbolo della Repubblica Partenopea e alcuni Latronichesi, non insensibili
alle idee rivoluzionarie di fratellanza, di uguaglianza e di libertà,
furono inclusi nel "Notamento dei Rei di Stato", conoscendo
così, per quelle idee, il carcere e la morte. Nella prima metà del secolo XIX, Latronico partecipò abbastanza attivamente alle lotte risorgimentali. Dal 1861 al 1865 ebbe i suoi 'briganti', oltre venti, organizzati in bande, di cui le due più temute furono quelle di De Luca Nicola, alias Scaliero e quella di Francesco Viola, alias Pedatella. Il Meridione fu trattato come zona di conquista e come terra di colonia, e, dopo il Brigantaggio, le nostre terre conobbero l'emigrazione, un altro triste e drammatico fenomeno sociale. |
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All'inizio
del secolo XX, Latronico era uno dei tanti paesi della Basilicata, zona
tra le più depresse delle regioni italiane, tanto che per risollevarla
dalla situazione di inferiorità in cui versava, nel 1905, lo Stato
votò una "Legge Speciale". Ogni miglioramento fu vanificato
dallo scoppio della prima guerra mondiale, cui Latronico pagò un
tributo di 52 tra morti e dispersi e 12 tra mutilati ed invalidi. In epoca fascista, per la prima volta, un gruppo di intraprendenti cittadini pensò di sfruttare le acque delle sorgenti termominerali di Calda, acque conosciute e rinomate fin dal 1745, costituendo una società che costruì, con investimenti abbastanza rilevanti, uno stabilimento termale (foto vecchie terme) con strutture ed attrezzature moderne dell'epoca. Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale Latronico e Calda furono luogo turistico, di cura, di svago, di riposo. Sempre durante il ventennio fascista, a Latronico fu aggregata Agromonte, la sua frazione più grande. |
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Anche
questo centro abitato, posto geograficamente alle falde del Pollino, vanta
antiche origini, tanto che in età feudale, Agromonte (Acermons)
è ricordato, insieme a Latronico, nella Bolla dell'Arcivescovo
Alfano di Salerno del 1079. Divenuto feudo del Conte Ugo di Chiaromonte,
passò alla famiglia Sanseverino e poi al Marchese di Castelluccio
che lo fece coltivare dai contadini di Latronico e Castelluccio. Agromonte
restò un villaggetto del Comune di Castelluccio Superiore fino
al 1928, quando fu incorporato nell'Agro di Latronico col nome di AGROMONTE
MAGNANO e di AGROMONTE MILEO. Attualmente,
Agromonte è un centro molto vitale, non solo dal punto di vista
amministrativo (con la presenza di uffici comunali e scuole) ma anche
dal punto di vista economico, essendo sede di apprezzabili iniziative
a livello industriale ed artigianale ed essendo considerato uno dei centri
economici più importanti per lo sviluppo dell'intera Valle del
Sinni. |
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L'economia di Latronico è stata sempre di tipo agricolo-pastorale. Notevole, un tempo, era anche l'economia di origine boschiva e diffuso l'artigianato del legno e la lavorazione della pietra grigia locale, la cui espressione più pregevole sono gli interessanti portali di alcuni edifici antichi e non. Nella società contemporanea, in cui tutti i settori economici vanno un po' a rilento, la storia e la speranza delle genti di Latronico è racchiusa nell'avvio dell'attività termale e nell'utilizzo delle risorse naturali esistenti sul territorio, quali il Bosco - sito tra l'invaso di Cogliandrino e le Terme, il Monte Alpi, il fiume Sinni, la Pineta, le Grotte di Calda. |
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| (Tratto da: Storia delle Terme di Latronico di Egidio GIORDANO.) | |
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